Il Lago è sempre più verde – La Marcia Alpina Lago Verde

Scritto il 5 agosto 2026, da Giorgio Truccone e pubblicato in TRAIL

La Marcia Alpina Lago Verde rischia di diventare una classica di agosto.Perlomeno per me.
Stavolta siamo io e Fabio alla partenza, la Stella si è già incamminata per il Rifugio e la incontreremo per strada ma tutta la ritualità viene rispettata fedelmente: il Degio al microfono, la punzonatura manuale e la partenza improvvisa.
Tanto chi vince si sa già.
Pronti via e il livello si vede che è alto, per quel poco che capisco qui ci sono sempre molti top runner e pochi ciaparat come me.
Fabio è nella prima categoria e infatti dopo cento metri sparisce.
Infilo subito il sentiero dalla parte opposta alla strada e comincio la salita che mi porterà dopo quasi due ore al Rifugio Lago Verde.
Mi superano ancora una decina di colleghi ma poi mi assesto.
La colonna, man mano che salgo si sgrana e prima del rifugio incontro finalmente la Stella che sale col suo solito piglio.
Al ristoro ci arrivo solo 5 minuti prima dell’anno scorso.
E sono al massimo.
Il paesaggio però è sempre fantastico.
Due parole al ristoro e poi lascio il Lago alla mia destra per arrampicarmi al colletto sotto la Gran Guglia che domina tutta la val Germanasca a 2700 metri, sul punto più alto di tutta la gara.
E anche qui volontari splendidi. Sempre sorridenti e non esitano mai a incitarmi nonostante a volte abbia l’impressione di essere quasi l’ultimo.
E sarà così per tutto il lunghissimo sentiero a cavallo con la Val Pellice che però una nebbia fitta abilmente nasconde. A ogni bivio un volontario sorridente mi incita e mi indica la strada e poi via verso quello successivo.
Poi si scende, si risale, si corre, di cammina, si guarda dove si mettono i piedi ma si alza anche la testa per nutrire lo spirito.
Poi a un certo punto incontro nuovamente qualche collega e all’ingresso nella Conca dei 13 laghi mi riprendo.
Ho quasi finito l’acqua, fa caldissimo.
Al ristoro alla stazione della seggiovia della Capannina mi bevo almeno quattro bicchieri di coca Cola.
Ci sono arrivato abbastanza al limite ma ora le fette di torta mi rigenerano.
Sono una più buona dell’altra.
Nel frattempo faccio due chiacchiere coi volontari e chiedo: “Quanti ne mancano?” “Una ventina”.
Che burloni.
Sono al ventitreesimo km e ne mancheranno ancora sette o otto al massimo.
Dopo le torte ci riprovo ma la risposta è sempre la stessa.
Io sorrido.
“Allora proprio non volete dirmelo quanti ne mancano”
“Ma no, guarda, ne mancano ancora sempre una ventina”
E mi mostra il foglio coi numeri di pettorale.
Allora capisco e mi metto a ridere.
“Ahhhhhnooooo, io intendevo i chilometri”
Risata generale.
Così scopro di avere ancora venti colleghi dietro di me e meno di otto chilometri all’arrivo.
Ma ora sono rigenerato e ho la giusta energia per affrontare il pratone finale con l’ultima salita.
Poi in cima il volontario mi dà la bella notizia e posso finalmente scendere definitivamente.
Le gambe sono belle cotte e non posso buttarmi a capofitto come vorrei.
Infatti a metà discesa inciampo su me stesso e cado come un sacco di patate.
Poi arrivo al guado del torrente.
Due parole con una volontaria che regge un’enorme bandiera italiana mentre intanto mi lavo con l’acqua fresca.
E poi giù, in picchiata verso l’arrivo.
È dal ristoro che non incontro più colleghi e a Prali ci arrivo da solo.
Ma son tutti lì ad aspettarmi: la Stella, Fabio, Viviana, Carlotta e il Degio che alla fine è sempre al microfono…
Poi tutti in birreria a festeggiare, è comunque un classico anche quello.

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